Gigliese

Processione Assunta

Processione dell'Assunta a Giglio Castello

(Articolo gentilmente concesso dal Dott. Armando Schiaffino)

 

La nota incursione del 1544 in cui l'ammiraglio della flotta ottomana Ariadeno Barbarossa attaccò l'isola del Giglio, incendiò e distrusse l'abitato e ne catturò quasi l'intera popolazione che trasportò, ridotta in schiavitú, a Costantinopoli ebbe, come ulteriore e grave effetto collaterale la perdita di tutta la documentazione che potesse consentire la conoscenza di fatti e vicende della storia isolana prima di tale drammatico episodio. Da allora, ogni tentativo di ricostruzione storica ante 1544 è stato possibile solo grazie a faticosi e sporadici ritrovamenti di documentazione conservata negli archivi del continente. All'epoca il Giglio era sotto il dominio di Firenze ma le suddette considerazioni valgono anche, e a maggior ragione, per i precedenti periodi storici del dominio Aragonese, Senese (famiglia Piccolomini) e soprattutto per il periodo in cui l'isola, dal XII° al XIV° secolo, fu sotto il dominio Pisano.
Di tale periodo esistono solo frammentarie testimonianze in documenti che a mala pena consentono di ricostruire la storia isolana dal punto di vista istituzionale. Come giustamente scrisse Cune Paolicchi nella sua tesi di laurea sulla storia dell'isola del Giglio, “non si sa precisamente in quale anno la Repubblica marinara pisana occupasse il Giglio”.
Marco Tangheroni, già direttore del Dipartimento di Medievistica dell'Università di Pisa, riferisce dei “privilegi” che le corporazioni artigiane dei fabbri ricevettero dall'Arcivescovo. Da questi risulta che i fabbri, dopo aver lavorato a Pisa in estate, d'inverno si recavano a lavorare sulla costa maremmana, all'Elba, in Corsica e anche al Giglio, località dove rimanevano, come “emigranti stagionali” fino a maggio.
Successivamente vari diplomi imperiali avrebbero riconosciuto a Pisa il dominio sul mar Tirreno centrale e in un accordo con Tunisi del 1264 anche il Sultano mussulmano riconobbe esplicitamente i diritti pisani sul Giglio. L'unico episodio noto dell'intero periodo del dominio pisano fu l'attacco del genovese Pierino Grimaldi che, per conto dei Fiorentini, il 1° ottobre 1362 assaltò il Giglio ed espugnò la rocca, nella quale era castellano Iacopo di Vanni da Pisa. L'episodio è rimasto celebre perché la fortezza del Giglio era ritenuta, all'epoca, assolutamente inespugnabile ed aveva sempre resistito a ripetuti attacchi di Genovesi, Catalani e Napoletani. Tale vicenda militare si inseriva nel contesto di una guerra fra Pisani e Fiorentini a causa del porto di Talamone dove (invece che a Pisa) si trasferivano le mercanzie di Firenze con conseguente danno per gli interessi economici e commerciali pisani. Dal testo del successivo atto di sottomissione del Giglio (submissio Giglio) ai nuovi padroni (i Fiorentini, durato comunque solo due anni) si evince non solo l'importanza strategico-militare dell'isola ma anche la sua antica vocazione viti-vinicola dato che nell'atto, fra l'altro, viene fissata una gabella di dodici denari per ogni barile di vino esportato e la proibizione di vendere tale prodotto ai ribelli e ai nemici di Firenze.
Da un documento conservato all'Archivio di stato di Pisa apprendiamo che il 30 maggio 1399 fu nominato podestà dell'isola del Giglio il nobile Tullio Upezzinghi. Nel 1406, quando l'antica e gloriosa Repubblica di Pisa cadde definitivamente sotto il dominio di Firenze, anche il Giglio passò sotto i nuovi padroni. In questo ultimo periodo, precisamente dal 26 aprile 1406 al 3 ottobre dello stesso anno sembra che sia stato Signore di Pisa e dell'Isola del Giglio il nobile Giovanni Gambacorta; suo fratello, Fra' Priamo Gambacorta, fuoriuscito, era rientrato nel 1405 a Pisa per l'ultimo tentativo di indipendenza della città; in tale frangente fortificò anche l'Isola del Giglio.
Le notizie fin qui esposte, scarne in confronto al lungo periodo in cui l'isola fu sotto il dominio pisano, derivano da studi accademici fatti da storici professionisti. A tale categoria di studiosi si affianca spesso un'altra categoria di appassionati e curiosi -gli storici locali- che, pur con argomenti a volte improntati a un minore rigore scientifico, riescono spesso a scoprire, con una continua e attenta ricerca, tracce di vicende storiche che si credevano ormai completamente perdute o che confermano materialmente quanto già in parte noto dalla documentazione scritta. Tale attività di ricerca ha sempre avuto un approccio multidisciplinare, spaziando da argomenti di carattere glottologico (reliquie lessicali ancora presenti nel linguaggio parlato) a indagini etnografiche su particolari aspetti del folklore popolare o religiosi e a osservazioni su strutture architettoniche. Con riferimento a questo ultimo tipo di indagine, già Nello Paolicchi nella prima metà del secolo scorso, fece una interessante osservazione: notò infatti che nelle mura di Giglio Castello c'era una doppia serie di feritoie a due diverse altezze e che le feritoie inferiori erano di pertinenza di mura più antiche (solo successivamente sopraelevate dai Fiorentini); in alcuni tratti dove era cascato l'intonaco mostravano di essere state una volta merlate in modo del tutto identico a quello dell'antica cinta muraria pisana.
Anche l'osservazione attenta di particolari tradizioni religiose e i relativi aspetti folkloristici popolari possono essere indicativi di antiche origini storiche. In una prospettiva di carattere etno-antropologico, in particolare sulle feste popolari di carattere religioso, questa realtà Anche l'osservazione attenta di particolari tradizioni religiose e i relativi aspetti folkloristici popolari possono essere indicativi di antiche origini storiche. In una prospettiva di carattere etno-antropologico, in particolare sulle feste popolari di carattere religioso, questa realtà territoriale offre infatti ulteriori spunti di indagine e di riflessione: l'autore del presente articolo è stato in passato sindaco dell'Isola del Giglio. Una delle cose più strane derivanti da detto ruolo istituzionale era l'obbligo di dover partecipare, ogni anno, la sera del 14 d'agosto, a una processione in onore dell'Assunta che si svolge “ab immemorabile” nel solo centro di Giglio Castello (e non negli altri due centri del Porto e del Campese come in ogni altra solenne circostanza). La suddetta manifestazione religiosa è molto sentita e rispettata solo dai Castellani e vede la partecipazione, in pompa magna, delle autorità civili, militari e religiose, del corpo bandistico e anche dei Castellani ormai residenti altrove.
La data del 15 agosto, assunzione al cielo della Madonna, rappresenta una delle grandi feste della cristianità e ancora in molti paesi del sud Italia (Santa Maria Capua Vetere, Monte di Procida) in tale giorno si è soliti solennizzare la ricorrenza con spettacolari processioni. Sarebbe quindi assolutamente arbitrario attribuire qualsiasi particolare significato alla processione gigliese dell'Assunta.
Fatta questa doverosa e prudente premessa, non possiamo però non considerare che, nel caso dell'isola del Giglio e contrariamente agli altri paesi, tale processione ha luogo il giorno della vigilia, cioè la sera del 14 agosto e non il 15. Tale particolarità desta poi ulteriore interesse se si pensa che i Pisani sono sempre stati molto devoti a Maria Santissima Assunta in cielo e la ritengono la principale protettrice della loro città, tanto da averle intitolato la loro cattedrale di Piazza dei Miracoli. Inoltre, nel Medioevo, la Repubblica Pisana fece costruire numerosissime chiese in Sardegna, in Corsica e nelle altre terre assoggettate (al Giglio esisteva la chiesa di S. Maria nell'attuale piazza Gloriosa di Giglio Castello e, negli statuti del 1558 al capo 80 della quarta distinzione, veniva ancora fatto obbligo di guardare tutte le feste di Santa Maria ala pena di soldi vinti).
Molte fonti storiche testimoniano che nel Medio evo, in Pisa, la festa dell'Assunzione fosse bandita con molto anticipo e che il giorno della vigilia gli Anziani della Repubblica si recassero in Duomo in solenne processione. L'arcivescovo, vestito a Pontificale, dava inizio al solenne Vespro, cui seguiva una processione in piazza, seguita dalle Compagnie Militari, delle Arti e dal popolo e dai Magistrati della Repubblica, ovvero il Podestà, gli Anziani, il Capitano del Popolo, il Consiglio del Senato, il Camerlengo del comune, la masnada a cavallo, le Sette Arti, la Curia del Mare e dei Mercanti con tutte le relative insegne cittadine. Erano altresí previste pene pecuniarie in tutti i paesi, comunità, terre e castelli appartenenti alla Repubblica di Pisa che si sottraessero, in tale occasione, all'obbligo dell'offerta dei ceri alla Chiesa Primaziale, offerta che era una componente fondamentale della festa.
Alla luce di tutte le precedenti considerazioni si lascia valutare al libero criterio di ogni singolo lettore la conclusione che, se non certa, appare comunque molto verosimile che l'origine della processione dell'Assunta a Giglio Castello affondi le sue radici in una tradizione quasi millenaria.

Armando Schiaffino





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